Italia

Bando da otto milioni per le reti d’imprese «innovative» del settore turistico – Il Sole 24 ORE


Castello_Zoppola

Tra le criticità storiche del comparto turistico italiano c’è la difficoltà delle imprese a fare sistema? Tanto vale provarci con i contributi pubblici: c’è tempo fino al 9 maggio prossimo per rispondere al «Bando per la concessione di contributi a favore delle reti di impresa operanti nel settore del turismo», a valere sul Dm. 8 gennaio 2013.

In pratica, il ministero dei Beni culturali e del Turismo mette a disposizione una dote di complessivi otto milioni per finanziare progetti per un importo non inferiore a 400mila euro ciascuno, attraverso un contributo pari al 50% dell’investimento. Hanno facoltà di proporsi raggruppamenti di piccole e micro imprese con forma giuridica di «contratto di rete» nonché associazioni di Pmi che potranno assumere la forma giuridica di Ati.

I progetti che si candidano all’ottenimento degli incentivi dovranno prevedere una o più delle seguenti attività: riduzione dei costi delle imprese facenti parte della rete; miglioramento della conoscenza del territorio a fini turistici con particolare riferimento a sistemi di (altro…)

L’Italia si sta schiantando..E Bersani cosa fa? Ridatemi le convergenze parallele! | Il Contagio


Pubblicato il marzo 26, 2013 di 

Mentre c’è ancora qualche illuso che vaneggia, sognando gli Stati Uniti d’Europa…forse, non si è compreso che con Cipro si è passato definitivamente il Rubicone.

Questa mattina sentivo ancora l’on. Boccia del Pd parlarne a radio 24.

Gli Stati Uniti d’Europa…

Qualcuno ancora, realisticamente, ci crede?

Boccia dovrebbe preoccuparsi seriamente di affermazioni come queste:

Crisi: Dijsselbloem, caso Cipro possibile format per gli altri Paesi dell’Eurozona (Reuters)

Vi rendete conto?

Eppure avevano detto che Cipro era un caso isolato..

E non venite a raccontarmi la storia dei “cattivi russi”, perchè:

1) la storia era assai conosciuta da tempo;

2) il Lussemburgo non è poi così tanto diverso da Cipro.

Le banche italiane, solidissime (ahaha), vedranno una ulteriore fuga di capitali…

Non oso pensare a quegli italioti che ancora hanno i soldi presso il  ”Monte dei Pacchi di Siena”: se li perderanno, è giusto che paghino!

Non vengano a lamentarsi, perchè hanno avuto tutto il tempo per spostare i loro soldi.

E questo vale anche per tutti gli altri italiani.

Pensate che, mentre i giornali invitano gli italiani alla serena e beota/beata tranquillità perchè “l’Italia non è la Grecia, non è la Spagna, non è il Portogallo e da pochi giorni non è neanche Cipro”, la metà dei tedeschi (sì, ho detto tedeschi!) teme per i propri soldi, come ci ricorda Der Spiegel.

Ma Boccia e il Pd, come tutti gli europeisti più illusi e convinti, non possono dire la verità ai propri concittadini: mentiranno fino all’ultimo giorno, perchè, in alternativa, perderebbero fin da ora il loro potere, dovendo ammettere quel che non si osa dire: l’euro per l’Italia è stata una fregatura!

In Italia, Bersani continua con le sue consultazioni, audendo un po’ tutto e tutti…
Il più grande irresponsabile, oggi, è proprio lui: prima non ha permesso a Renzi di guidare il Pd alla vittoria, poi non si è dimesso dopo la socnfitta elettorale, oggi non vuole un accordo col Pdl che non ha “smacchiato”.
Dunque, secondo Repubblica, si appresterebbe a varare un governo con Monti e su basi fortemente “europeiste” (proprio quello che hanno scelto i cittadini col voto!!)
Forse dovrebbe far scorrere il nostro post La mappa dell’euroscetticismo (in crescita ovunque).
 
Basta leggere quell che dice Le Monde per capire con chi si stia mettendo Bersani: “Mario Monti politiquement mort pour l’Europe”
Da quanto si apprende, questo fantomatico governo dovrebbe avere l’appoggio incondizionato di Scelta Civica e trovarsi dei numeri al Senato, contando sui nomi del nuovo Governo, sull’appoggio di qualche grillino o della Lega…
Mah…
Per favore: ridatemi “le convergenze parallele” o il “governo della non sfiducia” andreottiano, vi prego!
La Lega non puo’ svicolarsi dal Pdl, perchè altrimenti le giunte del Nord rischierebbero seriamente.
I “grillini” paiono aver rinserrato le fila.
E comunque, mi domando: anche se fosse, puo’ un governo simile, che ha dinanzi sfide difficilissime, reggersi su un’accozzaglia del genere?
In alternativa, il Corriere parla di “Governo a bassa intensità politica”.
Forse Bersani non solo non conosce Machiavelli (leggetevi il mio post MACHIAVELLI E IL BERSABUNGA)  ma non sa leggere neppure questi grafici:
1) L’Italia, appena downgradata da Fitch, potrebbe esserlo anche da Moody’s. Siamo vicinissimi al livello “spazzatura”. Come ci ricorda Rischio Calcolato: fondi di investimento e fondi pensione non possono detenere strumenti finanziari che non siano investment grade per tutte e tre le agenzie di rating.
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2) Il nostro “debitone” pubblico tocca nuove vette inesplorate:
BANKITALIA
3) le previsioni mondiali di crescita vedono l’Italia fanalino di coda in compagnia della Spagna (che però ci supererebbe nel 2014):
FMI
4) Il tasso di disoccupazione giovanile è vicino al 40% (e non è che gli altri 60% se la passino bene o abbiano salari da 4.000 euro mensili…):
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Come ricorda oggi Repubblica:
Secondo Bruxelles lo stress economico ha avuto ripercussioni più forti in Italia, con il 15% di popolazione in difficoltà economica. Crolla la produttività, dinamica peggiore nel Vecchio continente: -2,8% nell’ultimo trimestre del 2012.
“Lo stress economico ha avuto ripercussioni in Bulgaria, Cipro, Irlanda, Portogallo, Grecia, Spagna e soprattutto Italia, dove è salita al 15% la popolazione in difficoltà economica”. Secondo le annotazioni della Commissione europea, a preoccupare è anche la dinamica della produttività:  l’Italia ha fatto registrare di gran lunga il suo calo più accentuato: -2,8% nell’ultimo trimestre 2012, dopo il calo ancora più forte del 3% del precedente trimestre”.Nel rapporto trimestrale sull’occupazione redatto dalla Commissione Ue si legge che l’Italia è il Paese, tra quelli più grandi d’Europa, dove la disoccupazione nell’ultimo trimestre 2012 ha subito l’accelerazione più marcata rispetto al trimestre precedente (+0,5%), seguono Polonia (+0,3%), Spagna (+0,1%) e Francia (+0.1%).

E come ricorda il Corriere:
Dei Paesi industrializzati, l’Italia risulta uno di quelli con i salari più bassi: con un valore medio di 25.303 dollari (salario netto) nel 2012, la Penisola è al 22esimo posto sui 34 Paesi Ocse e all’ultimo tra i maggiori Paesi europei: anche la Spagna ha un salario medio netto superiore (27.500 dollari).
Bersani sta scherzando col fuoco.
Qui non è in gioco solo il Pd, ma il Paese.
Dunque, come scrivevo qui: CHI E’ DAVVERO L’IRRESPONSABILE?

L’Italia si sta schiantando..E Bersani cosa fa? Ridatemi le convergenze parallele! | Il Contagio.

Senza me e Giannino, l’Italia finirà come l’Argentina. Parla Boldrin – Formiche


L’economista Michele Boldrin, uno dei fondatori con Oscar Giannino di Fare per Fermare il Declino, è a Londra per spiegare gli obiettivi del movimento liberista. Con Formiche.net parla di Draghi, di Monti e dell’Italia: “Se si segue – dice – il nostro programma saremo come la Svezia, altrimenti finiremo come l’Argentina”.

Giannino e Boldrin

Direttore del dipartimento di economia della Washington University in Saint Louis, liberale, liberista, politicante ma non politico. Michele Boldrin è fondatore e membro attivo di Fare per Fermare il Declino. Di passaggio a Londra per parlare alla City, ha trovato il tempo di una chiacchierata con Formiche.net.

Dopo anni in accademia, chiuso nella cosiddetta torre d’avorio, com’è fare politica, tornare in Italia, vedere cittadini e paesi che non aveva mai visitato prima?

Prima di tutto voglio mettere in chiaro che non sono un politico. Mi sento più come San Giovanni Evangelista. Vado in giro per l’Italia, vedo persone, parlo, discuto e dibatto nel tentativo di risvegliarle, far vedere e spiegare l’effettiva situazione dell’Italia. E lo devo ammettere, è strano: c’è una grossa percentuale di persone, direi intorno al 60 per cento, che
è più o meno consapevole del difficile periodo che l’Italia sta attraversando. Ma allo stesso tempo permane quella caratteristica così tipicamente italiana, la certezza o perlomeno la speranza che alla fine, in zona Cesarini, all’ultimo momento, con un colpo di coda di qualche tipo riusciremo a uscirne e a superare questa crisi come già successo in passato. Ma non è così, non questa volta: ed è mio compito, se vuoi la missione che mi sono imposto, di farlo capire al maggior numero di persone.

Se non fa politica quindi cosa fa?

Eh, l’ho gia’ detto: sono come san Giovanni evangelista …. si scherza ovviamente.
Davvero: cerco di far comprendere la gravità della situazione al maggior numero di persone possibile perché c’è un’Italia strana drogata dagli ultimi venti o trent’anni di assistenzialismo e nazionalismo economico che bisogna scuotere, far uscire dal guscio, aiutare ad assumersi le sue responsabilità.

Com’è spiegare il liberismo agli italiani? Per molti la parola è quasi un insulto, non deve essere facile.

La mia risposta è sempre la stessa. Chiedo di spiegare cosa ci sia di liberista in un programma che prevede il sostegno dei livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché la garanzia del posto di lavoro esistente o la tutela delle imprese inefficienti; l’adozione immediata di una legislazione organica sui conflitti d’interesse e far funzionare la giustizia. E la risposta è
semplice: nulla, assolutamente nulla. E anche qui è da notare un’anomalia tutta italiana. Negli anni abbiamo costruito un mostro, un mostro tentacolare che con i suoi artigli intacca i risparmi privati. Nonostante ciò ogni volta che si tratta di tagliare una parte di quel mostro gli italiani ci ripensano, dicono di no, trovano scuse e mille motivi per non farlo. Non può più essere così. Bisogna tagliare, se non la testa, almeno uno dei tentacoli.

L’editorialista del Financial Times, Munchau, l’altro giorno ha detto che non è stato Monti la causa dell’abbassamento dello spread in Italia, bensì la BCE di Draghi, cosa ne pensa?

Munchau ha detto una cosa molto giusta e ovvia. Per capire basta guardare la Spagna e fare un paragone. Arrivata la crisi, il Paese si trovava in una situazione che possiamo paragonare a quella italiana. Se guardiamo adesso allo spread tra il bund tedesco e il bonos spagnolo vediamo che è intorno a 330 basis points, mentre lo spread tra il bund e il btp è a 250. Conoscendo questi dati e ipotizzando che il governo spagnolo di Mariano Rajoy ha condotto un’azione di governo più o meno pari a quella di Mario Monti possiamo dire che Monti vale 80 punti di spread.

Quindi reputa in maniera positiva la Bce di Draghi?

Draghi ha fatto un buon lavoro, ma la Banca centrale non è la panacea, non può essere la soluzione a tutti i nostri problemi.

Nel vostro programma l’Europa è poco menzionata e quest’anno si gioca la partita sui fondi strutturali. Lei che tipo di Europa vede, come indirizzerebbe i fondi strutturali?

Mantengo la stessa posizione che avevo dieci anni fa quando ho scritto un paper sull’argomento. I fondi strutturali non sono la soluzione, non sono nient’altro che una pioggia di sussidi.

Il lavoro di Fabrizio Barca quindi non la convince?

No. Non è altro che una riedizione della Cassa per il Mezzogiorno. Non sono convinto.
Una cosa però devo chiarire: data l’esistenza dei fondi strutturali sarebbe da incoscienti non reclamarli e non farne uso. Ma ripeto, se fosse per me li abolirei.

Il Monti politico invece come lo giudica?

Pessimo. Senza ombra di dubbio. Per 12 mesi e mezzo si è arroccato in una posizione super-partes per poi diventare politico, scendere in campo, mettere il nome sul simbolo e presentarsi alle elezioni. E poi devo dire che non vedo nulla di nuovo: un centrista finanziato da un grande capitalista come Montezemolo.

Renzi invece?

Renzi è stato l’opposto di Monti. E’ stato fedele alla parola data e a Bersani, fin troppo fedele.

Nei rispettivi programmi condividete molti degli stessi punti, c’è mai stata possibilità di una collaborazione? Di una discesa in campo insieme?

No mai. Alcuni personaggi vicino a Renzi hanno firmato il nostro manifesto, ma nulla di più.

Se alle politiche non raggiungete il 4 per cento cosa succede a Fermare il Declino?

Nulla, continuiamo come movimento e ci riproponiamo alla prima occasione.

La sua visione dell’Italia da qui a dieci anni qual è?

Se si segue il nostro programma saremo come la Svezia, altrimenti finiremo come l’Argentina.

Un’ultima domanda. Al di là di economia e finanza su questioni come aborto, diritti degli omosessuali, matrimonio gay non vi siete espressi. Qual è la vostra posizione?

Non ne abbiamo voluto parlare per evitare strumentalizzazioni faziose. E’ un peccato, ma oggi come oggi in Italia non si può discutere di questi temi in modo ragionato. Di conseguenza abbiamo deciso di evitarli. Ci sono problemi più importanti: un’economia in recessione, una burocrazia asfissiante, una produttività bassissima e via dicendo. Risolviamo questi problemi e
poi se ne potrà palare.

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Orgogliosi di poter vantare il sostegno di Bruno Bozzetto e della sua penna | Fare per Fermare il Declino


“Fare per Fermare il declino è orgoglioso di poter vantare il sostegno di Bruno Bozzetto e della sua penna. Il geniale fumettista, inventore – tra gli altri – del personaggio del Signor Rossi, condivide con noi l’impegno a far ripartire la crescita del Paese, iniettando robuste dosi di meritocrazia nella società e riducendo il peso degli sprechi di Stato sulle tasche dei cittadini. Da oggi fino al giorno del voto la nostra campagna sarà accompagnata dalla sua arguzia e dal suo umorismo. Grazie Bruno, continuiamo a darci da FARE!”

Orgogliosi di poter vantare il sostegno di Bruno Bozzetto e della sua penna | Fare per Fermare il Declino.

Fermare il declino di Sinea: cominciamo da qui | Fermare il Declino


Pubblichiamo il documento del comitato Luigi Einaudi di Fermare il declino – Siena.
La Nazione ha rifiutato di pubblicarlo o darne conto.

La classe dirigente che ha gestito Siena negli ultimi anni è responsabile del dissesto in cui versa la città. Il giudizio negativo riguarda chi ha amministrato il Comune e larga parte dell’opposizione, incapace o non interessata a rappresentare un’alternativa credibile. E’ urgente un profondo rinnovamento delle persone e dei meccanismi di raccolta del consenso, spezzando la commistione fra politica e affari; per cominciare va introdotto un limite di due mandati negli enti rappresentativi, impedito il passaggio da incarichi politici a cariche sociali vietandone inoltre il cumulo.

Per fermare il declino di Siena e tornare a crescere bisogna favorire il merito, valorizzare le competenze, stimolare la libera iniziativa, in un contesto di trasparenza.

1.     TRASPARENZA

Ognuno deve poter accedere in modo semplice e completo a tutte le informazioni sulle attività del Comune e delle società controllate e partecipate. Va realizzata un’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, con la sottoscrizione di un codice etico che comprenda una regolamentazione rigida dei conflitti d’interesse.  Vanno resi pubblici, tra l’altro: i bilanci con gli allegati, le presenze ed i votidegli eletti e dei nominati, gli incarichi ricoperti nell’ultimo decennio, le dichiarazioni dei redditi, il resoconto dei finanziamenti, doni o benefici ricevuti.

2.     FONDAZIONE

La comunità senese vede il suo patrimonio conferito nella Fondazione ridotto al lumicino, è priva di una banca che favorisca la crescita e ne assista lo sviluppo, ha le sue principali istituzioni, civili ed economiche, in situazione di sostanziale dissesto finanziario, ha visto i profitti attesi dagli investimenti tramutarsi in perdite e debiti che graveranno drammaticamente sul suo futuro.

La comunità senese non può affidare ancora la gestione dei propri interessi alla classe politica che ha così vistosamente e pervicacemente fallito, sventolando, per maggior beffa, la bandiera della senesità. La conduzione di una banca deve essere fatta da banchieri poiché è la competenza il presupposto da cui partire. Il controllo che i politici, mediante le fondazioni, si ostinano a voler esercitare sul sistema bancario provoca i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. D’altronde, imeccanismi di controllo della comunità si sono rivelati a Siena del tutto insufficienti, quando non addomesticati. Tale debolezza è stata una concausa essenziale del declino della città. La senesità così spesso richiamata sta nel riprendersi il diritto di sapere e di decidere, nel riconquistare la dignità di popolo che ripudia le pratiche dello scambio, nel recuperare, in una immagine, lo spirito di Montaperti.

Va modificato al più presto lo Statuto, visto che la procedura di nomina degli amministratori discende sostanzialmente da un singolo individuo, sia pure eletto. Tale meccanismo espone l’intera comunità a rischi e tensioni inaccettabili. Siano quindi gli organi collegiali eletti ad esprimere tali nomine, sulla base di un processo trasparente e pubblico. Inoltre, essendo la Fondazione un ente benefico, chi vi siede non può percepire per la sua attività alcun emolumento.

Lo spostamento verso l’Europa del potere di regolamentazione e vigilanza creditizia, la globalizzazione dei mercati e lo sviluppo tecnologico rendono sempre meno fondato l’assunto secondo il quale lo sviluppo ed il benessere economico sono legati al possesso di una banca; il vantaggio per un investitore sta nella diversificazione del rischio e la ricerca delle migliori opportunità sui mercati globali, e il vantaggio per un territorio sta nel contare su di un’offerta creditizia efficiente e capace di creare valore; da qui bisogna che Siena riparta per ripensare alla “sua” banca.

3.     SOCIETA’ PUBBLICHE, CONTROLLATE E PARTECIPATE

Il perimetro dell’intervento pubblico va ridotto anche nell’ambito dei servizi locali, avviando ladismissione delle quote di controllo nelle società partecipate e la messa a gara dei servizi offerti. Il fine da perseguire è solo ed esclusivamente la creazione di valore per i cittadini e le imprese del territorio, in termini di bilancio, di efficienza e di universalità del servizio. In ogni caso l’obiettivo è la buona gestione delle società; gli amministratori e i dirigenti, attuali e futuri, dovranno essere sottoposti ad una verifica sulle competenze, la professionalità e i risultati conseguiti, utilizzando a questo scopo società esterne specializzate nella selezione manageriale.

4.     INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

Va istituita una commissione di emanazione consiliare a cui chiamare esperti, magistrati, associazioni imprenditoriali e di volontariato, destinata a collaborare – senza sovrapposizioni – con gli organi istituzionali al fine di vigilare sulle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nel territorio.

5.     LIBERA INIZIATIVA

Il Comune è attore importante per favorire la nascita e lo sviluppo dell’iniziativa privata, a cominciare dalla produzione regolamentare che deve essere quantitativamente ridotta, resa comprensibile, pensata e scritta per l’utente, anche straniero, e non per l’Amministrazione. Va realizzata immediatamente un’approfondita revisione di tutti i regolamenti, installando una task force che coinvolga pienamente le organizzazioni imprenditoriali, le associazioni ed i consumatori.

Va reso più efficiente il servizio di sportello unico alle imprese, che deve fungere da interfaccia proattivo fra gli imprenditori e la pubblica amministrazione; esso deve intendersi come un fattore positivo di competitività, e proporre interventi di politica attrattiva verso investitori locali ed esteri.

Vanno realizzate, anche insieme a privati, infrastrutture per facilitare il lavoro femminile e promuoverne la crescita. In particolare, iniziative e stimoli per il part-time, il telelavoro, la flessibilità degli orari, l’assunzione di neo mamme, nidi d’infanzia diffusi, prestiti d’onore per imprese femminili; in generale si deve procedere ad una ridefinizione degli orari e dei tempi della città in funzione dei cittadini, specie donne e famiglie.

6.     LA MACCHINA PUBBLICA

Va realizzata subito un’approfondita spending review della macchina comunale e delle aziende controllate che punti ad individuare e rimuovere sacche di inefficienza e di spreco all’interno dei bilanci, delle piante organiche, delle procedure decisionali ed attuative.

7.     IMPOSTE E TASSE

Occorre avviare da subito le azioni necessarie alla riduzione dell’addizionale IRPEF, dell’IMU e della tassa di soggiorno. Vanno poi aboliti, semplificati, accorpati o ridotti gli oneri finanziari e procedurali legati al funzionamento della macchina amministrativa.

8.     ANZIANI, BAMBINI E DISABILI

Con il coinvolgimento privilegiato delle Contrade, bisogna stimolare e facilitare gruppi di sollievo per famiglie con bambini o anziani disabili, concludere accordi con produttori di software, tecnologie, prodotti, domotica in generale che permettano lo sviluppo di servizi domiciliari di nuova generazione, realizzare progetti di social housing pensati per la popolazione anziana.

9.     INNOVAZIONE

Compito del Comune è creare le condizioni per il formarsi di un ambiente favorevole allo sviluppo e alla fruizione di servizi innovativi. E’ necessario intervenire negli ambiti infrastrutturali e culturali affinché venga colmato, in ogni ambito e in tutte le sue espressioni, il digital divide. La via è il coinvolgimento di soggetti privati nazionali ed internazionali con accordi di partnership estesa.

“Non le lotte o le discussioni devono impaurire, ma la concordia ignava e l’unanimità dei consensi”

 Luigi Einaudi 

Comitato Fermare il declino “Luigi Einaudi” – Siena

Fermare il declino di Sinea: cominciamo da qui | Fermare il Declino.

La Stampa – Il dramma di un film già visto


Concordo con Ricolfi che destra e sinistra sono molto simili nel NON GOVERNARE l’Italia perchè seppur per motivi diversi hanno altro a cui pensare.

 

LUCA RICOLFI

Fine del governo Monti, «perché la situazione è peggiore che un anno fa»: con queste parole Angelino Alfano, in Parlamento, ha dato il benservito al governo dei tecnici. A questo punto ci sono almeno tre domande, ed è bene rispondere in modo chiaro a tutte e tre.

Prima domanda: la situazione è davvero peggiore che 13 mesi fa, quando Berlusconi fu costretto a lasciare?

Seconda domanda: la situazione sarebbe oggi migliore se al posto di Monti fosse rimasto Berlusconi?

Terza domanda: se Monti avesse governato in modo diverso, oggi staremmo meglio di come stiamo?

Sì-no-sì sono le mie tre risposte, e provo a spiegare perché.

Cominciamo dalla prima domanda: davvero sotto il governo Monti la situazione è peggiorata? Se guardiamo solo alla condizione economica obiettiva delle famiglie – posti di lavoro, redditi, patrimoni, risparmi, consumi – la risposta è sì. Nel giro di un anno le famiglie in difficoltà, quelle che non arrivano alla fine del mese, sono quasi raddoppiate: erano il 16% nel novembre del 2011, oggi sono il 30%, un livello drammatico, mai toccato in passato.

Seconda domanda: la situazione sarebbe oggi migliore se al posto di Monti fosse rimasto Berlusconi?

Lo escluderei. Direi anzi che qui sta la fallacia logica della campagna elettorale che il centro-destra sta preparando: il fatto che ieri si stesse meno peggio non implica che oggi staremmo meglio se al governo fosse rimasto «lui». Provo a spiegarlo con un apologo, che farà arrabbiare qualcuno ma che secondo me è aderente alla storia degli ultimi 18 mesi.

C’era una diligenza, i passeggeri avevano fame ma avevano ancora a bordo panini e coca cola. A un certo punto il conducente comincia a giochicchiare con il telefonino, la diligenza va fuori strada ma lui continua a giochicchiare. La diligenza sta per precipitare in un burrone. Allora un passeggero disarciona il conducente e prova a riportare la diligenza sulla strada. Però il viaggio è lungo, la diligenza ha subito dei danni, e non ci sono ostelli in cui fermarsi. Passa un po’ di tempo e i passeggeri cominciano ad avvertire i morsi della fame. Rievocano i bei tempi in cui avevano ancora una scorta di panini. Qualcuno rimpiange il vecchio conducente, perché «la situazione adesso è molto peggiore di una volta». A voi che cosa sembra? Richiamereste in sevizio il vecchio conducente perché i vostri panini stanno finendo?

Fuor di metafora. Quando, 13 mesi fa, Mario Monti fu chiamato a prendere il posto di Silvio Berlusconi, la diligenza dell’Italia stava per precipitare nel burrone del default, e le famiglie – pur stando un po’ meglio di oggi – stavano però correndo il rischio di perdere tutto: posti di lavoro, redditi, risparmi, patrimoni. Oggi, con la discesa dello spread, quel rischio si è allontanato di un po’: non del tutto e non per sempre, ma abbastanza da non farci vivere nell’angoscia. Insomma: oggi abbiamo un po’ meno panini, ma almeno non siamo finiti come la Grecia.

Resta la domanda più spinosa: se Monti avesse governato in modo diverso, oggi staremmo meglio di come stiamo? Potremmo non essere caduti nel burrone, e al tempo stesso avere qualche panino in più di quelli che abbiamo oggi?

Ebbene, qui la mia risposta è un sì convinto. Monti ha fatto molto di meno di quello che ci si sarebbe aspettati da un presunto liberale come lui. Monti ha ritenuto che il problema numero uno dell’Italia fosse ridurre il deficit dei conti dello Stato e che l’unico mezzo per farlo fosse aumentare le tasse. Ha provato a liberalizzare, ma si è fermato quasi subito e su quasi tutta la linea. Ha molto parlato di ogni genere di riforme, ma di riforme incisive e riuscite ne abbiamo viste ben poche. Se avesse osato di più, tagliando di più costi della politica e sprechi, e risparmiando i produttori di ricchezza, oggi ci sarebbero (leggermente) meno famiglie in difficoltà e (decisamente) più speranze per il futuro.

Qui però bisognerebbe rispondere a una quarta domanda, forse la più importante: chi o che cosa ha ingessato Monti?

Alcuni pensano che l’uomo non sia un concentrato di eroismo, e che le sue ambizioni politiche (presidenza della Repubblica?) lo abbiano reso più timido del necessario nel rapporto con i partiti. Altri pensano che Monti sia subalterno alla Merkel e all’Europa, e si sia preoccupato solo di restituire all’Italia il rispetto degli altri governi (cosa che gli è riuscita ala perfezione, e solo chi non vuol vedere non vede). Altri pensano che Monti sia stato pesantemente condizionato dalla sua maggioranza, e abbia fatto il massimo che i partiti gli permettevano di fare.

Per quanto mi riguarda, penso una cosa molto semplice: Monti ha fatto alcuni errori, ma sia il centro-destra sia il centro-sinistra ne avrebbero fatti – e ne faranno – di più e di più gravi. Il dramma che il ritorno di Berlusconi ci riserva è che ci inchioda tutti, per diversi anni, a rivedere un film già visto: il leader del centro-destra che pensa agli affari suoi, e la sinistra che, a modo suo e suo malgrado, finisce per fare la stessa cosa. Berlusconi, riportando 100 o 200 fedelissimi in Parlamento, penserà a difendere le sue aziende dal fallimento e se stesso dal carcere. Bersani, portando in Parlamento un drappello di 300 o 400 uomini e donne a lui più o meno fedeli, sarà costretto ad occuparsi a tempo pieno degli affari interni del centro-sinistra: come tener buona la Cgil, come agganciare Casini, come non farlo litigare con Vendola, come dare a tutte le sigle che confluiranno nel carrozzone del centro sinistra onori, posti, poltrone e strapuntini. Affari economico-giudiziari da una parte, affari politico-parlamentari dall’altra.

Di governare no, non ci sarà il tempo, l’energia e la possibilità per nessuno, chiunque vinca. Quel che ci aspetta è l’ennesima proiezione dell’eterno immarcescibile lungometraggio della seconda Repubblica, che da vent’anni va in scena in tutte le sale con il medesimo titolo: «L’arte del non governo». Perché tutti sono bravi a criticare Monti, ma nessuno lo fa dicendo che – al posto di Monti – avrebbe fatto scelte più coraggiose. Sia la destra sia la sinistra, se fossero state al posto di Monti, avrebbero fatto meno, non più di lui. La destra ci avrebbe regalato un po’ meno tasse e più deficit pubblico. La sinistra ancora più tasse e più spesa.

In questo destra e sinistra sono molto simili, figlie entrambe del conservatorismo italiano, che ama la demagogia e teme le riforme radicali. Anche per questo la sinistra ha respinto con orrore la sfida di Renzi, anche per questo la destra non solo non è stata capace di sostituire Berlusconi, ma ne ha accolto con entusiasmo il ritorno. Come se il suo fosse il «ritorno di Ringo» (ricordate quel bellissimo western, con Giuliano Gemma?), o il ritorno di Ulisse a Itaca dopo vent’anni. Come se lui fosse stato via per tutto questo tempo, e nulla avesse a che fare con le rovine che trova. Come se l’uomo che, nell’ultimo decennio, ha guidato l’Italia per 8 anni su 10, non avesse alcuna responsabilità nel disastro che il governo Monti ha ereditato e provato a gestire in questi 13 lunghi mesi.

Ecco perché io stesso, che del governo Monti ho criticato non poche parole, opere, e soprattutto omissioni, non posso che rendergli l’onore delle armi. Non so se Monti ha salvato l’Italia, ma sono piuttosto sicuro che – senza di lui – oggi saremmo messi ancora peggio di come siamo.

viaLa Stampa – Il dramma di un film già visto.