Politiche 2013

FARE, un partito territoriale | noiseFromAmeriKa


4 marzo 2013  lodovico pizzati

I risultati elettorali evidenziano un particolare che già trapelava dai sondaggi: FARE ha una forte connotazione territoriale. Si suggerisce che questo sia dovuto al programma. 

 Dalle percentuali di voto di Fare per Fermare il Declino risaltano delle forti divergenze regionali. Questa la mappa e la tabella (con voti e percentuale) dei risultati regionali in ordine decrescente:image

La differenza tra Calabria e Veneto è considerevole, e sarebbe un errore amalgamare questi risultati regionali come pressapoco tutti uguali al di sotto del 2%. FARE si è rivelato un partito lombardo-veneto, se consideriamo i risultati al di sopra dell’1,5%, o per essere più cattivi un partito padano, se guardiamo ai risultati al di sopra dell’1%. Le regioni dell’arco appenninico hanno dato risultati al di sotto dell’1%, e in calo più si abbassava la latitudine.

FARE non ha avuto il risalto televisivo di altre forze politiche, ma in ogni caso ha avuto una certa esposizione mediatica sulla stampa e sulle televisioni nazionali in maniera omogenea per tutto il territorio italiano. Anche gli altri fattori avversi dell’ultima settimana di campagna hanno avuto un impatto uniforme su tutto il bacino elettorale. Come spiegare quindi il risultato cosi’ eterogeneo sul territorio nazionale?

Non credo proprio che la colpa sia dell’accento veneto di Michele Boldrin.  La distribuzione territoriale di voti puo’ senz’altro essere dovuta più ad una elevata concentrazione di iscritti e di attività (come serate di presentazione, gazebo, ecc..) su alcune regioni. Anche se questa attività è probabilmente in buona parte determinata a sua volta dagli effetti che essa genera: i Fondatori parlavano dove erano chiamati a farlo, cioè dove piu’ fertile era il loro messaggio.

Ma la principale ragione per cui FARE ha ottenuto risultati con così elevata divergenza regionale è, a mio avviso, il programma elettorale, che è appetibile per l’elettore mediano di alcune regioni e avverso per quello di altre. I punti principali del programma di FARE consistono nel diminuire la pressione fiscale e la spesa pubblica, che è l’unica politica fiscale ragionevole per uno stato sull’orlo del collasso come quello italiano. Non si tratta di una politica di destra o di sinistra, ma dell’unica ricetta per garantire uno spiraglio di crescita (tramite la diminuzione di tasse) finanziandolo nell’unica maniera possibile (dato che siamo arrivati al capolinea dell’indebitamento). Casomai, l’attuazione di questa politica fiscale vincente poteva prendere una connotazione ideologica o redistributiva a seconda di che spesa pubblica e che tasse si tagliavano. Per quanto sia l’unica ricetta seria, questa si infrange inevitabilmente su uno scoglio elettorale.

Promettere meno tasse e meno spesa pubblica è appetibile per gli elettori che vedono la propria attività soffocata dalla pressione fiscale più elevata al mondo, e che non percepiscono abbastanza vantaggi dalla spesa pubblica. Viceversa, gli elettori che ricevono più vantaggi dalla spesa pubblica, e che sono indifferenti alla pressione fiscale, possono percepire il programma di FARE come un pericolo al loro benessere.

Ogni regione ha naturalmente un mix di persone che danno più di quanto ricevono e viceversa, ma la distribuzione è eterogenea regione per regione. Da quanto trapela dai residui fiscali regionali, la politica fiscale di FARE dovrebbe essere più appetibile per una maggioranza di elettori nelle regioni con residuo fiscale positivo, dove l’elettore mediano paga allo stato più di quanto riceve come servizio pubblico. Grossomodo, facendo uno scatter plot delle percentuali prese da FARE e il residuo fiscale pro capite, non sorprende notare la presenza di una certa correlazione.

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Residuo Fiscale pro capite calcolato da Entrate e Spese dei CPT

Ora, una volta scavalcati gli ostacoli organizzativi e mediatici, che prospettive ha un partito italiano con un programma come quello di FARE? A mio avviso rimarrà lo scoglio territoriale che ha trovato la Lega. I contenuti saranno anche più studiati e presentabili, ma permane il problema di fondo dovuto alla situazione eterogenea dell’elettorato. Al massimo FARE potrà ambire a rappresentare una maggioranza degli elettori del lombardo-veneto, ma con questo programma sarà sempre una minoranza nel contesto parlamentare romano, rendendo l’esecuzione del proprio programma difficilmente realizzabile.

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La Stampa – Gli esperti: Giannino ha realizzato la miglior campagna elettorale


Assegnati i premi del Galà della politica: Fare per fermare il declino primeggia in tre categorie, apprezzata anche la creatività di Sel, M5S e Pd

MARCO BRESOLIN

Escluso dal Parlamento, fuori dal suo partito e bersaglio di critiche e ironie della Rete. Ma per Oscar Giannino una consolazione c’è: è lui il vincitore del Galà della politica, la competizione che ha premiato la campagna elettorale più creativa. Giacche e gilet colorati non c’entrano nulla: ad essere premiata sono state le strategie di comunicazione di «Fare per fermare il declino». Anche se, risultati delle urne alla mano, forse non hanno ottenuto l’effetto sperato.

 

Dopo aver selezionato e catalogato tutto il materiale elettorale in un sito web, il Dipartimento Comunicazione e Spettacolo dell’Università di Roma Tre ha lanciato il contest coinvolgendo una giuria composta dai direttori e dai responsabili di Centri Studi e Osservatori universitari attivi nel campo della comunicazione politica e da alcuni esperti pubblicitari. Il progetto curato dal professor Edoardo Novelli, che ha anche raccolto gli spot elettorali degli ultimi 40 anni in un archivio multimediale, ha assegnato i premi in diverse categorie: campagna istituzionale, spot tematico, slogan, campagna tematica, spot negative e inno. Gli ultimi tre hanno visto il predominio del partito creato da Oscar Giannino, in particolare grazie ai disegni di Bruno Bozzetto per il video dell’inno «Meritocrazia». Per la campagna istituzionale vince invece Sinistra Ecologia e Libertà, mentre il Movimento 5 Stelle si aggiudica il primo posto per gli spot tematici. Un premio anche al Pd per lo slogan «L’Italia Giusta».

 

Premiate anche le campagne elettorali regionali. Per la campagna istituzionale vince Roberto Maroni grazie ai suoi cartelloni con il tormentone «La Lombardia in testa», mentre per quella tematica il primo posto va al neo-governatore del Lazio Nicola Zingaretti e ai suoi abbracci con i cittadini sui manifesti. Zingaretti condivide con Ambrosoli il premio per il miglior slogan: «Immagina un nuovo inizio» il primo e «Forte perché libero» l’avvocato milanese, che primeggia invece per gli spot video.

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FARE PER FERMARE IL DECLINO, PERSE ELEZIONI MA SCENARIO IN MOVIMENTO | Fare per Fermare il Declino


Dichiarazione di Silvia Enrico, coordinatrice nazionale di Fare per Fermare il declino.

Fare per Fermare il declino ha perso le elezioni. Il nostro risultato è largamente al di sotto delle aspettative. Sicuramente scontiamo il fatto di essere una forza giovane che ha cercato di articolare il proprio messaggio su un programma complesso e ambizioso, mentre tutti gli altri competitor hanno puntato su slogan semplicistici e spesso incompatibili con i vincoli a cui il Paese è soggetto.

Da quello che possiamo vedere finora il risultato elettorale segnala una forte mobilità dell’elettorato, di cui il principale beneficiario è stato il M5S. È probabile che questo trend continui e noi saremo presenti alle prossime elezioni locali ed europee con la nostra proposta per intercettare questa dinamica. Per capire quanto durerà questa legislatura, aspettiamo i risultati finali.

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Fare per Fermare il declino sul New York Times | Fare per Fermare il Declino


Fare sul New York Times del 21/02/2013 articolo di Elisabetta Povoledo

ROMA – Nei giorni scorsi, milioni di italiani hanno ricevuto una busta simile a quelle ufficiali dello stato che audacemente diceva “AVVISO IMPORTANTE. Restituzione dell’IMU 2012” contenente al suo interno una lettera che spiega che gli importi pagati per una impopolare tassa di proprietà riscossa lo scorso anno sarebbero stati rimborsati tramite bonifico bancario o in contanti. Leggendo le clausole scritte in piccolo, o notando il piccolo logo nell’angolo, tuttavia, gli Italiani hanno scoperto che il mittente non era l’Agenzia delle entrate ma piuttosto il partito del precedente Primo Ministro Silvio Berlusconi, e che la lettera era solamente una ultima promessa elettorale in vista del voto nazionale di questo fine settimana.

L’iniziativa ha suscitato urla di protesta. Il Primo Ministro uscente, Mario Monti, ha accusato Berlusconi di “cercare di comprare i voti degli italiani con i soldi dello stato”. Luigi Bersani, leader del Partito Democratico e favorito secondo i sondaggi, ha definito la lettera “una truffa”. Ma la lettera ha sottolineato un oggetto – la promessa di abbassare le tasse e di un condono fiscale – che ha preso piede non solo tra i principali oppositori di Berlusconi, ma anche tra piccoli gruppi che sono novità nel panorama elettorale ma che stanno suscitando notevole attenzione.

Uno di questi è Fare per fermare il declino, un movimento politico a favore dell’impresa e liberal-libertario, che partecipa per la prima volta alle elezioni sostenendo la riduzione del carico fiscale sugli italiani del 5 % in cinque anni. Molti sostengono che la differenza con gli altri partiti politici sia che in realtà Fermare il declino ha una credibile road map per raggiungere i suoi obiettivi – eliminare un’imposta regionale ed usare i proventi dalla lotta all’evasione per abbassare le tasse sui redditi. “Questo è uno dei pochi partiti che non solo ha un programma che stabilisce che cosa farà, ma anche come lo porteranno avanti. Gli altri sono per lo più generici”, ha detto Aldo Parisi, un autista di autobus, martedì sera in un teatro a Roma, dove Fermare il declino ha messo in scena “Una cena italiana”, una rappresentazione di moltissimi problemi sociali, dalla disoccupazione giovanile alla mancanza di un sistema di welfare.

Uno degli altri obiettivi principali del gruppo è quello di ridurre l’impressionante debito nazionale italiano del 20 % del prodotto interno lordo in cinque anni. A tal fine, il gruppo propone di vendere beni dello Stato e quote statali delle aziende ex pubbliche, e di ridurre la spesa pubblica. La rappresentazione teatrale è una delle eccentriche strategie della campagna – che comprende anche flash mob e un sapiente utilizzo dei social media – che hanno spinto Fermare il declino nella sfera pubblica.Fondata nel giro di pochi mesi la scorsa estate da un gruppo di economisti italiani, per lo più professori universitari all’estero, ha raccolto 100.000 membri e immesso nel dibattito elettorale robusti messaggi a sostegno dell’economia.

“Sentivamo di condividere il senso di urgenza che le persone che conoscono l’economia hanno per riguardo all’Italia”, ha detto Oscar Giannino, un giornalista trasformatosi in esperto economico che è il candidato premier del partito.Gli economisti che hanno fondato il partito sono Michele Boldrin della Washington University di St. Louis in Missouri, Sandro Brusco della Stony Brook University di New York State, e Andrea Moro della Vanderbilt University in Tennessee. Quasi due decenni di politiche inefficaciche hanno rallentato la crescita economica in Italia portandola quasi alla paralisi li hanno convinti che il paese stava prendendo la strada sbagliata, e che avrebbero potuto suggerire proposte alternative – e non ancora messe in pratica.

Ma Fermare il declino stava mostrando forti possibilità in Lombardia, una delle regioni chiave, anche se la popolarità del gruppo potrebbe essere in qualche modo intaccata dalle rivelazioni di questa settimana che Giannino ha mentito sulle sue credenziali accademiche. Lui si è dimesso da presidente del partito, ma rimane il candidato premier per via della legge elettorale, che annullerebbe la lista in caso di ritiro. Giannino ha annunciato che il suo seggio sarà a disposizione del partito una volta eletto.

Anche con le dimissioni, un evento raro in Italia, Giannino ha mantenuto un fedele seguito.

”Ha idee, un’ideologia, e penso che sarà un buon leader per il futuro, se non ora” ha detto Camilla Beretta, 18 anni, una studentessa milanese che frequenta l’università a Roma. “L’Italia ha bisogno di facce nuove, giovani, persone oneste”.

Fare per Fermare il declino sul New York Times | Fare per Fermare il Declino.

Ecco la foto che inchioda Vendola – Il Giornale.it


Nel 2006 governatore della Puglia ha partecipato ad una festa assieme al giudice che lo ha assolto lo scorso ottobre.

Eccola la foto che inchioda Nichi Vendola.

Panorama.it ha pubblicato sul suo sito l’immagine – scattata nel 2006 – che ritrae il governatore della Puglia a una festa della cugina Paola Memola. Un’allegra tavolata che ritrae, a poca distanza, il leader di Sel e il giudice Paola De Felice, il magistrato che il 31 ottobre scorso lo ha assolto dall’accusa di abuso d’ufficio e che Vendola diceva di non conoscere.

Eccola foto che inchioda Vendola – IlGiornale.it.

Oscar non si può dimettere dal suo ruolo di capolista | Fare per Fermare il Declino


Leggendo i giornali, si resta basiti di fronte a considerazioni, critiche, attacchi per la mancata rinuncia di Oscar Giannino. A che cosa? A essere candidato presidente del consiglio, dicono alcuni. Peccato che non esista, giuridicamente, alcun candidato a tale carica. Per di più, nel contrassegno di Fermare il declino non appare il nome di Giannino, diversamente da quanto capita con vari esponenti: Monti, Ingroia, Tremonti, Casini, Maroni, Fini_ E Berlusconi. Già, perché, curiosamente, all’assalto vanno anche fogli vicini al Cav, gli stessi che, pochi giorni prima, avevano spiegato, dopo i puntigliosi chiarimenti di Bobo Maroni, che non esistono candidati a palazzo Chigi, ma solo «capi della coalizione» o della lista. Oggi dimenticano quanto sostenuto, per asserire che Giannino avrebbe dovuto dimettersi da una candidatura che non ricopriva.

Senz’altro, invece, il già pimpante e ora declinante giornalista è capo della propria lista. Era e resta: non perché non si sia dimesso, bensì per il semplice fatto che le indicazioni dei capi delle liste sono irrevocabili. Sono depositate al ministero dell’Interno, dopo di che rimangono immutate. Non ci si può azzerare, non si può rinunciare, non si può rimangiare la propria posizione di capo della lista. Eppure c’è chi lo pretenderebbe.

Giannino, indubbiamente, oltre alle scuse e alle dimissioni dalla presidenza del proprio partito avrebbe potuto presentare impegni politici, compreso quello di ritirarsi seduta stante, illico et immediate, in un silenzio romito, più lontano dal mondo perfino di quanto annunciato dal pontefice. Il Giornale titolava «Rimane candidato», specificando «candidato premier», e se la prendeva con Giannino ricorrendo doviziosamente a ironie e sarcasmi. Tutto si può rimproverare a Giannino, nel tentativo di accentuarne l’umiliazione: certo, tuttavia, non gli va fatto carico di aver mantenuto quanto non aveva (la candidatura a palazzo Chigi) o ciò cui non avrebbe potuto legittimamente rinunciare (la qualifica di capo della lista).

viaOscar non si può dimettere dal suo ruolo di capolista | Fare per Fermare il Declino.

Fare: Giannino dimesso dalla Presidenza. Silvia Enrico Coordinatrice Nazionale


Pubblicato: Mer, 20/02/2013 – 16:15 • da: Redazione di Fermare il Declino

La Direzione Nazionale di Fare per fermare il declino, riunita oggi a Roma, ha esaminato la situazione alla luce delle notizie degli ultimi giorni.

Aspetti estranei alla politica hanno determinato un attacco alla persona di Oscar Giannino.

La forza e la differenza di Fare rispetto alle altre forze politiche rimane in un programma che è la base delle riforme che si vogliono introdurre nel Paese.

Applichiamo a noi stessi per primi quei rigorosi standard di trasparenza, etica e rigore che esigiamo da tutta la classe politica.

Per ottenere questo risultato con la maggiore forza possibile, Oscar Giannino ha rassegnato le sue dimissioni irrevocabili dalla carica di Presidente del partito. La Direzione ha preso atto delle dimissioni, e ha nominato all’unanimità l’avvocato Silvia Enrico con la funzione di coordinatrice nazionale di FARE per Fermare il Declino.

La Direzione Nazionale auspica che l’impegno di Oscar Giannino prosegua per confermare lo straordinario risultato elettorale ormai prossimo.