Veneto Banca

Saranno le banche italiane ad innescare un’altra crisi finanziaria? | Soci Aria Spa


euro Crisi

Il rischio di un contagio dei crediti inesigibili in pancia agli istituti di credito italiani viene ritenuto la minaccia maggiore alla stabilità del sistema finanziario globale. Le banche del nostro paese hanno iscritti a bilancio Non-Performing Loans (NPL) pari al 18% del Pil secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale.

Se il sistema italiano finanziario dovesse fare crac, quelli di Spagna e Portogallo seguirebbero a ruota. Nei primi mesi del 2016 i titoli delle banche sono crollati proprio per via dell’ammontare di sofferenze lorde presenti nei portafogli del settore in Italia. Quel numero “è diventato troppo alto perché possa essere ignorato”, secondo Jeffery Moore di Global Risk Insight.

“Di tutti i rischi che corrono i membri dell’Unione Europea, nel 2016 il rischio di un contagio del travagliato settore delle banche italiane è la minaccia maggiore a un sistema finanziario già in difficoltà”.

Le sofferenze lorde superano i 200 miliardi di euro. In alcuni casi raggiungono anche il 20% dei bilanci di un singolo istituto. La soluzione della bad bank, presa in accordo con le autorità europee, evitando che venissero coinvolti i contribuenti nell’ambito di un piano di aiuti di Stato, non ha convinto.In particolare la garanzia offerta dal governo non pare sufficiente.

Bce accende faro sulla liquiditàDopo che la Bce ha iniziato a indagare e chiedere una svolta, i titoli del settore hanno perso anche il 25% nelle prime settimane del 2016. Anche se i mercati hanno ridotto le perdite accumulate a inizio anno, a marzo rimangono i timori per la salute del settore…

Sorgente: Saranno le banche italiane ad innescare un’altra crisi finanziaria? | Soci Aria Spa

Standard & poor’s declassa Veneto Banca – Focus – Messaggero Veneto


Il taglio riflette il deterioramento del profilo finanziario dell’istituto. Anche il 2016 atteso in perdita per gli analisti. Declassata a ‘D’, ovvero a livello default (fallimento), il rating su un’emissione obbligazionaria da 200 milioni.

Doccia fredda su Vento Banca. Gli analisti di Standard and Poor’s hanno abbassato il rating a lungo termine sull’istituto veneto a B dal precedente B+, confermando l’outlook negativo. Nella nota di Standard and Poor’s si ribadisce il deterioramento del profilo finanziario della banca e si mette l’accento sui deflussi di depositi, sulla debole redditività e sulla riduzione della leva finanziaria.

Secondo Standard and Poor’s in particolare, a causa del deflussi di depositi, Veneto Banca si è dovuta necessariamente impegnare nella ricostruzione delle riserve di liquidità andando così a ridurre ulteriormente il proprio bilancio.

Secondo Standard and Poor’s, inoltre, Veneto Banca dovrebbe restare in perdita nel 2016 con un graduale miglioramento del risultato operativo solo nel 2017.

Nella nota, l’agenzia comunica anche di aver declassata a ‘D’, ovvero a livello default (fallimento), il rating su un’emissione obbligazionaria da 200 milioni di euro a causa del mancato pagamento dei dividendi alla data di scadenza.

Sorgente: Standard & poor’s declassa Veneto Banca – Focus – Messaggero Veneto

Veneto Banca, dopo le inchieste la politica sotto elezioni diserta l’assemblea – Il Fatto Quotidiano


Non si sono visti né Tosi né Zaia o gli altri esponenti che lo scorso anno erano intervenuti in difesa dell’istituto oggi attaccato dai risparmiatori. Per la prima volta, invece, carabinieri e sicurezza privata sono stati chiamati dalla dirigenza dell’istituto a presidiare gli ingressi e l’interno della tensostruttura allestita per l’occasione a Volpago del Montello

di  | 18 aprile 2015

Veneto Banca

Rabbia e delusione. Ma soprattutto tanta rassegnazione da parte dei soci di Veneto Banca che sabato mattina sono accorsi in massa all’assemblea per l’approvazione del bilancio per poi andarsene, in molti, ben prima delle votazioni. Alla fine il bilancio 2014 è stato approvato nel primo pomeriggio con appena 60 voti contrari e 120 astensioni in una sala ormai semivuota. Le contestazioni a scena aperta ci sono state e – soprattutto all’inizio dell’assemblea – la tensione si tagliava a fette. Per la prima volta nella storia della banca, carabinieri e sicurezza privata sono stati chiamati dalla dirigenza dell’istituto a presidiare gli ingressi e l’interno della tensostruttura allestita per l’occasione a Volpago del Montello. In tanti sono intervenuti attaccando i vertici dell’istituto di Montebelluna – il presidente Francesco Favotto e, soprattutto, il direttore generale ed ex amministratore delegato Vincenzo Consoli -, chiedendo conto della perdita di valore delle azioni (-23%), denunciando di essere stati obbligati a comprarle per poter ottenere un mutuo ipotecario o di essersele ritrovate in tasca in seguito alla conversione di un prestito obbligazionario. Tanta gente che ha visto crollare il valore dei propri risparmi e che, come il fornaio veneziano che lavora dall’età di nove anni, si sente tradita, truffata: “Io – dice – se brucio il pane non lo faccio pagare ai miei clienti. Perché non vi riducete voi lo stipendio del 23%?”. Applausi. Fischi. Altri applausi a sostegno dei vertici della banca dalla claque seduta nelle prime file. E’ andata avanti così per ore. Sono volate anche parole grosse e più d’uno ha chiesto come mai soci di serie A, come Bruno Vespa, siano riusciti a vendere le loro azioni senza problemi, mentre per i comuni mortali la banca non ha mosso un dito, né ha mai risposto alle richieste. Sul caso Vespa non è stata data alcuna risposta, ma secondo indiscrezioni il giornalista sarebbe ancora iscritto a libro soci con una quota, mentre la maggior parte delle sue azioniVeneto Banca sarebbe stata venduta in tempi non sospetti, cioè prima dell’ispezione della Banca d’Italia che ha fatto venire a galla i problemi e ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati dell’ex presidente Flavio Trinca e di Vincenzo Consoli.

Tra le critiche anche quella all’operazione Bim, (altro…)

Banche Popolari, Montebelluna verso le nozze riparatrici con 1 miliardo di rosso – Il Fatto Quotidiano


Veneto Banca e la Vicenza di Zonin di punti in comune sembrano averne più di uno, a partire dai funambolismi contabili. Tanto che ha senso chiedersi se si arriverà all’aggregazione con i conti in ordine o se sarà l’ennesima operazione “di sistema” i cui costi si spalmeranno sulla collettività

Banche Popolari, Montebelluna verso le nozze riparatrici con 1 miliardo di rosso

analisi di Paolo Fior – Il Fatto Quotidiano – 26 marzo 2015

I vertici di Veneto Banca lo hanno definito l’anno del “coraggio”per sottolineare la difficoltà delle sfide affrontate nel 2014. Come se l’istituto avesse potuto fare spallucce di fronte ai conti disastrati, alle pressioni della Banca d’Italia e della Bce e alle inchieste giudiziarie. Più realisticamente per la Popolare di Montebelluna si è trattato di un annus horribilis segnato da un aumento di capitale da 474 milioni, dalla conversione in azioni di un prestito obbligazionario da 350 milioni e dalla decisione di cedere la quota di controllo di Banca Intermobiliare e di Banca Ipibi Financial Advisor. Misure importanti, ma non certo sufficienti a mettere in sicurezza la banca, come testimonia la decisione confermata in questi giorni di effettuare ulteriori rettifiche di valore sui crediti, portando gli accantonamenti a 779 milioni, e svalutazioni prudenziali sugli avviamenti per 671 milioni di euro. Mettendo insieme tutto, nel 2014 Veneto Banca ha fatto una “manovra” da circa 2,5 miliardi di euro e – per effetto di rettifiche e di svalutazioni – chiude l’esercizio con una perdita netta “monstre” di 968 milioni di euro. Una cosa mai vista. A fronte di un patrimonio netto dichiarato di 3,74 miliardi di euro, la maxi perdita se ne mangia il 25,8% e il patrimonio netto scende a poco più di 2,77 miliardi, in calo del 7,1% rispetto al 2013.

La svalutazione degli avviamenti, sostengono a Montebelluna, ha “impatto solo sulle scritture contabili e senza alcun riflesso su cash flow, liquidità, solidità, coefficienti patrimoniali e redditività prospettica” e sarà senz’altro così. Tuttavia, al di là delle operazioni straordinarie che hanno portato a una straordinaria perdita d’esercizio, non è che la banca abbia brillato sotto il profilo della gestione ordinaria. Due esempi per capirci: nel 2013 il margine di intermediazione ammontava a 902 milioni di euro (dato pro forma esclusa Banca Intermobiliare che non rientra più nel perimetro di consolidamento di Veneto Banca) e nella relazione degli amministratori veniva salutato come la conferma della “capacità del gruppo Veneto Banca di generare reddito con la propria gestione caratteristica”. Nel 2014 questa capacità si è ridotta e il margine è sceso a 855 milioni (-5,2%). Stesso discorso per le commissioni nette che nel 2014 scendono del 6,6% a 288,4 milioni dai 308,8 milioni del 2013. Se la crisi economica ha avuto sicuramente un suo peso su questi dati negativi, resta comunque la domanda delle domande nel caso di Veneto Banca: com’è che si sono rese improvvisamente necessarie tutte queste svalutazioni e accantonamenti se lo scorso anno l’amministratore delegato Vincenzo Consoli (ora direttore generale) presentava un bilancio 2013 (altro…)